Modena si trasforma nella capitale dello Champagne

Dopo il grande successo delle due precedenti edizioni, Club Excellence – associazione che riunisce quindici tra i maggiori importatori e distributori italiani di vini d’eccellenza – presenta la terza edizione di Modena Champagne Experience, la più grande manifestazione italiana dedicata esclusivamente allo champagne.

Due giorni, 13 e 14 ottobre, durante i quali nei padiglioni di ModenaFiere, appassionati e operatori del settore alberghiero, della ristorazione, di enoteche e wine bar, avranno la possibilità di entrare in contatto con vigneron e produttori di altissima qualità: una lunga serie di banchi di degustazione con oltre 650 champagne e più di 100 Maison, per le quali saranno spesso presenti i produttori in prima persona.

Quest’anno Modena Champagne Experience si arricchisce di quattro  Master Class guidate da personalità di fama internazionale. Oltre a Luciano Ferraro e Pierluigi Gorgoni, e ai professionisti dell’Associazione ‘Noi di Sala’, spicca la presenza di Jancis Robinson, la più famosa e influente wine writer al mondo.

 

[ È possibile acquistare il biglietto giornaliero online, al costo di € 99, entro il 30 settembre; al costo di € 109 a partire dal 1° ottobre. Sono inoltre disponibili abbonamenti per entrambi i giorni, al costo di € 179 entro il 30 settembre, a partire dal 1° ottobre a € 189. ]

 

La storia dello champagne – “La storia enologica della Champagne non inizia, come spesso si narra infatti, con la celebre leggenda dell’abate Dom Pierre Pérignon, ma molto prima esattamente durante il periodo dell’Impero Romano, quando furono introdotte le prime tecniche di produzione del vino. Che nei secoli successivi furono i preferiti dai re di Parigi.

Fino al 1500 circa, infatti, i vini della zona erano ancora senza bollicine e in forte competizione con quelli della Borgogna, spesso di maggior successo perché più facili da trasportare lungo la Marna fino a Parigi. Alla fine del XV secolo però il clima in Europa divenne più freddo. Questo calo di temperatura riuscì a sconvolgere in modo profondo l’industria della vinificazione.

Nell’emisfero settentrionale proprio verso la fine del XV secolo, le temperature scesero improvvisamente. In tutta Europa gelarono grandi masse d’acqua, e tra queste, importanti punti di riferimento e vie di trasporto come il Tamigi e i canali di Venezia.

Nella regione Champagne il tempo risultò più freddo del solito proprio nel periodo della vendemmia. A causa delle basse temperature nel momento della vinificazione, i lieviti sparsi sui grappoli per trasformare in alcol gli zuccheri presenti nel mosto non avevano più il tempo sufficiente per svolgere il loro compito. Per avere una fermentazione completa è necessario avere una temperatura superiore ai 20 gradi.

In seguito al brusco raffreddamento, il processo di fermentazione iniziò a interrompersi prima che tutti gli zuccheri fossero trasformati in alcol. Con il sopraggiungere della primavera la fermentazione riprendeva ma, all’interno delle botti o degli altri contenitori in cui il succo era stato imbottigliato. La seconda fermentazione produceva un eccesso di diossido di carbonio (anidride carbonica) che rimaneva intrappolata nei recipienti generando una leggera effervescenza. Lo champagne era dunque nato.

Ma l’aristocrazia francese non apprezzò questa effervescenza giudicandola segno di cattiva vinificazione. Il mercato dei vini dello Champagne subì un calo progressivo e, alla fine, perse completamente terreno rispetto ai vini della Borgogna. I vini dello Champagne attraversarono allora due secoli di tempi bui finché la Chiesa Cattolica, che aveva vasti interessi nelle vigne di quella regione, decise di affrontare il problema.” (huffingtonpost)

in: Eventi
11 Ottobre 2019
di silvia