“Gli Aristopiatti. Storie di ricette della cucina aristocratica italiana”

Chissà quante volte ognuno di noi si è chiesto “ma cosa si mangiava una volta? come mangiavano gli antichi?”. Ecco che finalmente la risposta arriva grazie ad un ricettario realizzato ad hoc da Lydia Capasso e Giovanna Esposito.

Le ricette descritte e raccontate dalle due autrice, le foto realizzate da Gianluca Biscalchin: la giusta formula per scoprire come si mangiava una volta, come mangiavano i nobili a corte, i loro segreti culinari più nascosti. Questo libro non può essere definito propriamente un ricettario: è in realtà un racconto del gusto.

All’interno del libro ci sono 72 ricette divide per 6 aree geografiche (il Piemonte dei Savoia, la Serenissima, il Triangolo Padano, la cucina tosco-francese, il Lazio di Papi e Cardinali, Napoli e Sicilia dei Borbone); assieme a queste ci sono ricette e interviste realizzate direttamente presso le più importanti famiglie aristocratiche della penisola (dai Borromeo al nord, ai Piccione al sud).

Dell’intervista rilasciata dall’autrice del libro Lydia Capasso, napoletana che vive a Milano, la domanda più divertente e significativa è forse quella in cui le viene chiesto come lei definirebbe un “aristopiatto”, o quale caratteristica lo rende tale.

Qui la sua risposta: “Un “aristopiatto” nasce in una cucina di nobili o in una corte, o perlomeno ci è transitato. Non necessariamente è un piatto “ricco”, in cui gli ingredienti sono costosi o preziosi. Nel Papato ad esempio, ricchissimo, i piatti erano tendenzialmente poveri, utilizzavamo le materie prime che avevano e rispondevano ai gusti dell’epoca. Ciò che era ingrediente ricco ieri non lo è oggi: lo zucchero ad esempio! La sbrisolona –per citare una ricetta – veniva abitualmente impastata con la grassa acqua di cottura del cotechino, nelle corti invece si aggiungevano zucchero, mandorle e spezie.“.

in: Notizie Dal Mondo
03 Giugno 2015
di silvia